BUDAPEST IMPOSSIBILE, MA VERO!


Impossibile, ma vero! Dopo tanto parlare siamo, finalmente, arrivati a Budapest.
Il tempo, e' vero, non era dei migliori, ma la nostra gioia ha illuminato quel cielo...
La prima giornata e' trascorsa, dopo un volo titubante, tra la gioia di trovarsi in un "mondo nuovo" e l'imbarazzo di conoscere la famiglia che ci avrebbe ospitato in quegli otto giorni. Le prime impressioni?..STRAORDINARIE!
E' stato buffo, infatti, rendersi conto, anche se e' per noi impossibile esprimerle attraverso la parola, che, al di la' di Solofra, della nostra patria, ci sia un "altro mondo" con lingua, religione, usi e costumi diversi. Queste ed altre sono state le cose che ci hanno fatto capire che eravamo in Ungheria, che stavamo per diventare piu' grandi, attraverso un'esperienza che ci avrebbe maturati culturalmente, moralmente e socialmente. Tutto questo grazie alla nostra scuola, senza la quale il tutto sarebbe stato impossibile.
Non avremmo avuto modo, infatti, di renderci conto in quali contesti, persone della nostra stessa eta' si trovano a vivere.
Non avremmo avuto modo di apprezzare la "nostra scuola" e i "nostri professori", perche', a differenza di quelli ungheresi che sono dei "robot", con i nostri si puo' dialogare, scherzare e anche confidare.
Ci insegnano, attraverso le loro esperienze e la loro saggezza, la cosa piu' importante, ossia a vivere.
Tutto cio', pero', non in modo autoritario, ma sotto forma di consiglio come una madre parla al proprio figlio, come quando parlano due amici...
La nostra scuola, quindi, a differeza di quello che crediamo, non e' poi tanto "insopportabile", ci sono, infatti, come in tutte le cose i pro e i contro, come in tutti noi le cose belle e le cose brutte: la nostra scuola e' normale, siamo noi che ogni tanto spaziamo nell'infinito, verso cose fantastiche...sara' forse quella del 2000?
Un proverbio dice: "chi vivra' vedra'".
Noi, sinceramente, ci auguriamo di vivere fino al 2000, (possibilmente anche oltre), ma speriamo di non trovarci ancora tra i banchi di questa scuola. Per alcuni di noi e' stata la prima volta vivere un'esperienza che si limitava, si', alla conoscenza piu' approfondita dell'inglese e dell'informatica, ma che ci avrebbe permesso di accrescere il mondo delle amicizie adeguandoci cosi e apprezzando la simpatia e la gentilezza dimostrata con la piu' grande semplicita' e civilta'.
E oggi, siamo qui, a ricordare quei momenti, a rimeditare su tutto quello che abbiamo sperimentato: nei musei, nella scuola, a teatro, in discoteca, in pizzeria, al luna park e in mille altri posti che abbiamo visitato. Mille persone italiane abbiamo incontrato ed e', sinceramente, stupendo incontrare dei "compatrioti" in un paese straniero.
Sono infatti, proprio questi i momenti in cui ti senti, veramente, fiero della tua nazione, delle tue origini.
SZERETLEK ....; "Ti voglio bene" e' stata questa la frase che abbiamo ripetuto all'aereoporto quando eravamo ormai pronti per partire, ormai consapevoli che quel viaggio sarebbe terminato o meglio, che "quel sogno era finito".
Una tristezza, accompagnata, pero', dalla consapevolezza che ci saremmo rivisti, che da quel viaggio, anche se ormai finito, erano nate delle amicizie e tra alcuni di noi anche dolci sentimenti, perche', ormai piu' niente e piu' nessuno ci avrebbe diviso, neppure la distanza poiche' parte dei nostri cuori restano in Ungheria, restano in quel Paese, a quelle persone che hanno saputo darci tanto, che hanno saputo regalarci giorni di gioia, giorni di ......

CARMEN GAETA
MICHELE POTENZA

Non sono pochi i bambini che finiscono per avere come unico ambiente di vita la strada: fuggiti di casa o abbandonati dalla famiglia, o semplicemente privi da sempre di un ambiente familiare, vivono di espedienti, in stato di totale abbandono, considerati da molti come rifiuti di cui sbarazzarsi.
(Giovanni Paolo II)


Due ragazzi di strada in Brasile ogni giorno, vengono uccisi senza motivo.
Duecento bambini in Argentina risultano desaparecidos.
A Londrina, su un giornale, hanno scritto: tieni pulita la città, uccidi un bambino di strada.
I bambini sono considerati spazzatura.